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domenica 27 maggio 2012

Oh Padre...

Ti benedico o Padre,
all’inizio di questo nuovo giorno.
Accogli la mia lode e il mio grazie per il dono della vita e della fede.
Con la forza del tuo Spirito guida i miei progetti e le mie azioni: fa che siano secondo la tua volontà. Liberami dallo scoraggiamento davanti alle difficoltà e da ogni male.
Rendimi attento alle esigenze degli altri.
Proteggi con il tuo amore la mia famiglia.
Così sia.

mercoledì 30 novembre 2011

Sant'Andrea apostolo

(Bethsaida di Galilea - Patrasso (Grecia), ca. 60 dopo Cristo).
Andrea, già discepolo di Giovanni Battista, fratello di Pietro, gli comunicò la scoperta del Messia. Entrambi furono chiamati dal Maestro sulle rive del lago per diventare 'pescatori di uomini'. Nel prodigio della moltiplicazione dei pani segnala a Gesù il fanciullo dei cinque pani e dei due pesci. Egli stesso insieme a Filippo riferisce che alcuni Greci vogliono vedere Gesù. Crocifisso a Patrasso secondo la tradizione, è particolarmente venerato nella Chiesa greca.
Tra gli apostoli è il primo che incontriamo nei Vangeli: il pescatore Andrea, nato a Bethsaida di Galilea, fratello di Simon Pietro. Il Vangelo di Giovanni (cap. 1) ce lo mostra con un amico mentre segue la predicazione del Battista; il quale, vedendo passare Gesù da lui battezzato il giorno prima, esclama: "Ecco l’agnello di Dio!". Parole che immediatamente spingono Andrea e il suo amico verso Gesù: lo raggiungono, gli parlano e Andrea corre poi a informare il fratello: "Abbiamo trovato il Messia!". Poco dopo, ecco pure Simone davanti a Gesù; il quale "fissando lo sguardo su di lui, disse: “Tu sei Simone, figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa”". Questa è la presentazione. Poi viene la chiamata. I due fratelli sono tornati al loro lavoro di pescatori sul “mare di Galilea”: ma lasciano tutto di colpo quando arriva Gesù e dice: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini" (Matteo 4,18-20).
Troviamo poi Andrea nel gruppetto – con Pietro, Giacomo e Giovanni – che sul monte degli Ulivi, “in disparte”, interroga Gesù sui segni degli ultimi tempi: e la risposta è nota come il “discorso escatologico” del Signore, che insegna come ci si deve preparare alla venuta del Figlio dell’Uomo "con grande potenza e gloria" (Marco 13). Infine, il nome di Andrea compare nel primo capitolo degli Atti con quelli degli altri apostoli diretti a Gerusalemme dopo l’Ascensione.
E poi la Scrittura non dice altro di lui, mentre ne parlano alcuni testi apocrifi, ossia non canonici. Uno di questi, del II secolo, pubblicato nel 1740 da L.A. Muratori, afferma che Andrea ha incoraggiato Giovanni a scrivere il suo Vangelo. E un testo copto contiene questa benedizione di Gesù ad Andrea: "Tu sarai una colonna di luce nel mio regno, in Gerusalemme, la mia città prediletta. Amen". Lo storico Eusebio di Cesarea (ca. 265-340) scrive che Andrea predica il Vangelo in Asia Minore e nella Russia meridionale. Poi, passato in Grecia, guida i cristiani di Patrasso. E qui subisce il martirio per crocifissione: appeso con funi a testa in giù, secondo una tradizione, a una croce in forma di X; quella detta poi “croce di Sant’Andrea”. Questo accade intorno all’anno 60, un 30 novembre.
Nel 357 i suoi resti vengono portati a Costantinopoli; ma il capo, tranne un frammento, resta a Patrasso. Nel 1206, durante l’occupazione di Costantinopoli (quarta crociata) il legato pontificio cardinale Capuano, di Amalfi, trasferisce quelle reliquie in Italia. E nel 1208 gli amalfitani le accolgono solennemente nella cripta del loro Duomo. Quando nel 1460 i Turchi invadono la Grecia, il capo dell’Apostolo viene portato da Patrasso a Roma, dove sarà custodito in San Pietro per cinque secoli. Ossia fino a quando il papa Paolo VI, nel 1964, farà restituire la reliquia alla Chiesa di Patrasso.

lunedì 24 ottobre 2011

Non aspettare...

...di finire l'università, d'innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti, di avere figli, di vederli sistemati, di perdere quei dieci chili, che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’estate, l’autunno o l’inverno. Non c’è momento migliore di questo per essere felice.
La felicità è un percorso, non una destinazione.
Lavora come se non avessi bisogno di denaro, ama come se non ti avessero mai ferito e balla, come se ...non ti vedesse nessuno. Ricordati che la pelle avvizzisce, i capelli diventano bianchi e i giorni diventano anni. Ma l’importante non cambia: la tua forza e la tua convinzione non hanno età. Il tuo spirito è il piumino che tira via qualsiasi ragnatela.
Dietro ogni traguardo c’è una nuova partenza. Dietro ogni risultato c’è un’altra sfida. Finché sei vivo, sentiti vivo. Vai avanti, anche quando tutti si aspettano che lasci perdere.
(Madre Teresa di Calcutta)

sabato 3 settembre 2011

Quando la vita diviene preghiera

Un senso di vuoto intriso dal sapore di pianto e gli occhi si inumidiscono, e sento, dentro, l'anima che si dibatte, con un fruscio d'ali d'ucello, perchè vorrebbe volare lontano messaggera di buone novelle...
E' un agiornata nera come l'inchiostro, gelida come una landa siberiana. Eppure, sono pieno di luce e di calore quando le mie labbra si muovono a preghiera, quando riesco a infondere la speranza e sgorgano dal cuore aneliti d'amore, puro e appassionato, quando so che domani e dopodomani spargerò nuovamente linfa benefica attorno a chi è ammalato di solitudine, non sente il richiamo di Dio ed è stanco di vivere.
Vorrei che il mio umano modo di reagire non avesse mai tregua. Vorrei pregare gioiosamente senza divagazione, amare, sempre, senza chiedere nulla in cambio, sentire in ogni momento della vita, bussare alla porta della mia connaturata carità.
Non lo so, Signore, se Tu sei soddisfatto di me.
Rendimi contenta di quello che faccio -non potrei fare di più, Tu lo sai- mentre ti prometto che fino a che vedrò il sole sorgere Ti seguirò.
cancella l'inchiostro che macchia l'azzurro dei miei orizzonti e inondami di chiarore, quello che precede il nascere delle aurore e promette cieli sereni. Scaldarmi sino a bruciarmi ardentemente del Tuo Amore Divino.
Compatisci questa povera donna che sono, quando gli occhi filtrano tenebre inesistenti e si bagnano di lacrime perchè mi strugge il pensiero della mia scarsa seminaggione...
Io credo, Signore,
siano questi i momenti che ti amo di più, perchè prorompe la voglia di fare, di dare, infinitamente, mentre sento penetrare in me la tua consolazione e le braccia Tue di Padre, ancora una volta, stringermi di più.
Lux

venerdì 2 settembre 2011

Augurio


"O tu,
che nell'instabilità continua della vita presente
ti accorgi di essere sballottato fra le tempeste
senza punto sicuro dove appoggiarti,
tieni ben fisso lo sguardo al fulgore di questa stella
e invoca Maria!
Maria sia sempre nella tua bocca e nel tuo cuore".
San Bernardo

sabato 6 agosto 2011

Dio: Luce della Fede

Quando non c'è luce non solo si è impossibilitati a vedere le cose, ma vi si inciampa e si cade. In una situazione come questa il Signore non occupa il primo posto, e forse nemmeno il secondo. Nella vita di un'anima scivolata nella tiepidezza Dio è nient'altro che una cosa in più: non illumina la sua esistenza quotidiana. I nostri occhi ci portano a guardare unicamente con visione umana ciò che ci circonda: Dio pare essere lontano dagli affari della vita ordinaria, dalle circostanze della nostra vita e quelle del nostro tempo. Gli occhi dell'anima si annebbiano; la ragione si crede autosufficiente per comprendere tutto prescindendo da dio. Allora non si chiede l'aiuto necessario, dimenticando l'insegnamento dello stesso Gesù. E se si fa assegnamento solo sulle propie forze, quando queste vengono a mancare, si cadrà spesso nello sconforto. Abbiamo un Dio-Padre che ha a cuore le nostre preoccupazioni e provvede alle nostre necessità. Vivendo alla giornata fanno in modo di trascorrerla il meglio, o il meno peggio, possibile; lavorando, se è necessario farlo, per vivere, altrimenti non fanno nulla. La storia personale di ogni uomo è piena di segni divini, ma per vederie in essi il Signore è indispensabile una buona disposizione, quella della fede viva che la persona tiepida sta a poco a poco perdendo. Il tiepido diventa sempre più cieco verso il soprannaturale; mentre chi ha una vita interiore salda trova Dio anche nei momenti più duri o quando gli avvenimenti sembrano nasconderlo. Questa visione soprannaturale ci consente di vedere negli altri dei figli di Dio e di trattarli, pertanto, con il rispetto che meritano. Quando siamo uniti a Dio, non ci può capitare nulla di irreparabile. Con gli occhi di fede, con visione soprannaturale, la nostra storia è la storia dell'incessante misericordia di Dio. Sappiamo che Dio è prodigato, e continua a prodigarsi, in doni che non meritiamo: la vita, la Redensione, la sacra Eucarestia, le continue e misteriose aspirazioni dello Spirito Santo. Tutto è dono gratuito di Dio, tutto. Guardando attentamente la nostra vita, ci resta da fare una cosa sola: ringraziare notte e giorno il Signore. "In ogni cosa rendete grazie", diceva San Paolo ai primi cristiani di Tessalonica, "questa infatti è la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi". Trovarsi alla presenza di Dio comporta sottomissione della fantasia, che santa Teresa era solita chiamare "la pazza di casa", se non si controlla mediante la mortificazione, non si potrà avere vita interiore. "Se non la domini, non potrai mai godere di quella calma serena che è così necessaria per servire Dio. E' necessario cercare il raccoglimento, mortificare i sensi, vivere al di dentro, senza sterili evasioni. Abbi vita interiore e vedrai, con colore e rilievo insospettati, le meraviglie di un mondo migliore, di un mondo nuovo: e vivrai l'intimità con Dio, conoscerai la tua miseria, e ti glorificherai, con una glorificazione che, nell'avvicinarti a tuo Padre, ti renderà fratello dei tuoi fratelli., gli uomini. Il raccoglimento di cui abbiamo bisogno è pienamente compatibile con l'attività esteriore, col lavoro e la vita di relazioni. Per di più la nostra vita, se non è orientata soltanto alle cose passeggere, se non si lascia dominare dalla frivolezza, ha sempre una dimensione profonda e intima, un certo raccoglimento che raggiunge il suo pieno senso in Dio. Il raccoglimento è un lavoro positivo: è evitare che i sensi e le facoltà si disperdano, indirizzandoli verso un solo centro di attenzione. Al contrario non sarà praticabile nè la preghiera nè la presenza di Dio. E senza presenza di Dio non ci è possibile avere visione soprannaturale sui fatti piccoli o grandi che compongono l'intreccio della nostra vita.
Tratto dai ritiri spirituali

sabato 30 luglio 2011

Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto...

Cerchiamo di essere intelligenti come l'uomo che ha trovato il tesoro o la perla preziosa. Sappiamo fare delle scelte più vantaggiose. Il tesoro che la grazia ci apre è tale, che vale la pena di sacrificare ogni cosa per arricchirci di beni superiori e così non vivere invano.