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lunedì 23 maggio 2011

Santa Rita da Cascia
La tradizione ci racconta che, portata alla vita religiosa, fu data in sposa ad un uomo brutale e violento che, convertito da lei, venne in seguito ucciso per una vendetta. I due figli giurarono di vendicarlo e Rita, non riuscendo a dissuaderli, prego Dio per farli piuttosto morire. Quando ciò si verificò, Rita si ritirò alla vita monacale nel monastero delle Agostiniane di Santa Maria Maddalena. Quì condusse una santa vita con una particolare spiritualità in cui veniva privileggiata la passione di Cristo. Durante un'estasi ricevette una stigmate sulla fronte che le rimase fino alla morte. La sua esistenza di moglie e di madre cristiana, segnata dal dolore e dalle miserie umane, è ancora un esempio. Ecco perchè viene definità la Santa delle donne maritate infelicemente e dei casi disperati. La Santa degli impossibili.

sabato 30 aprile 2011

Il calvario tre giorni dopo



I Vangeli ci raccontano numerose apparizioni del Risorto avvenute nel giorno di Pasqua.Se è lecito esprimere delle preferenze, quella che mi commuove di più è l'apparizione a Maria di Magdala, piangente accanto al sepolcro vuoto. Le si avvicina Gesù e le dice: "Perché piangi?".Donna, le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che tu non pianga per gioia o per amore.Vedi: la collina del Calvario, che l'altro ieri sera era solo un teschio coperto di fango, oggi si è improvvisamente allagata di un mare d'erba.I sassi si sono coperti di velluto. Le chiazze di sangue sono tutte fiorite di anemoni e asfodeli. Il cielo, che venerdì era uno straccio pauroso, oggi è limpido come un sogno di libertà.Siamo appena al terzo giorno, ma sono bastate queste poche ore perché il mondo facesse un balzo di millenni.No, non misurare sui calendari dell'uomo la distanza che separa quest'alba luminosa dal tramonto livido dell'ultimo venerdì.Non è trascorso del tempo: è passata un'eternità.Donna, tu non lo sai: ma oggi è cominciata la nuova creazione.Cari amici, nel giorno solennissimo di Pasqua anch'io debbo rivolgere a ciascuno di voi la stessa domanda di Gesù: "Perché piangi?"Le tue lacrime non hanno più motivo di scorrerti dagli occhi. A meno che non siano l'ultimo rigagnolo di un pianto antico. O l'ultimo fiotto di una vecchia riserva di dolore da cui ancora la tua anima non è riuscita a liberarsi.Lo so che hai buon gioco a dirmi che sto vaneggiando. Lo so che hai mille ragioni per tacciarmi di follia. Lo so che non ti mancano gli argomenti per puntellare la tua disperazione. Lo so.Forse rischio di restare in silenzio anch'io, se tu mi parli a lungo dei dolori dell'umanità: della fame, delle torture, della droga, della violenza. Forse non avrò nulla da replicarti se attaccherai il discorso sulla guerra nucleare, sulla corsa alle armi o, per non andare troppo lontano, sul mega poligono di tiro che piazzeranno sulle nostre terre, attentando alla nostra sicurezza, sovvertendo la nostra economia e infischiandosene di tutte le nostre marce della pace.Forse rimarrò suggestionato anch'io dal fascino sottile del pessimismo, se tu mi racconterai della prostituzione pubblica sulla statale, del dilagare dei furti nelle nostre case, della recrudescenza di barbarie tra i minori della nostra città.Forse mi arrenderò anch'io alle lusinghe dello scetticismo, se mi attarderò ad ascoltarti sulle manovre dei potenti, sul pianto dei poveri, sulla miseria degli sfrattati, sulle umiliazioni di tanta gente senza lavoro.Forse vedrai vacillare anche la mia speranza se continuerai a parlarmi di Teresa che, a trantacinque anni, sta morendo di cancro. O di Corrado che, a dieci, è stato inutilmente operato al cervello. O di Lucia che, dopo Pasqua, farà la Prima Comunione in casa perché in chiesa, con gli altri compagni, non potrà andarci più. O di Nicola e Annalisa che, dopo tre anni di matrimonio e dopo aver messo al mondo una creatura, se ne sono andati ognuno per la sua strada, perché non hanno più nulla da dirsi.Queste cose le so: ma io voglio giocarmi, fino all'ultima, tutte le carte dell'incredibile e dire ugualmente che il nostro pianto non ha più ragione di esistere.La Resurrezione di Gesù ne ha disseccate le sorgenti. E tutte le lacrime che si trovano in circolazione sono come gli ultimi scoli delle tubature dopo che hanno chiuso l'acquedotto.Riconciliamoci con la gioia.La Pasqua sconfigga il nostro peccato, frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi e perfino la morte, dal versante giusto: quello del "terzo giorno".Da quel versante, il luogo del cranio ci apparirà come il Tabor. Le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del Cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell'agonia, ma i travagli del parto.E le stigmate lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo!
Don Tonino Bello

sabato 16 aprile 2011

I piccoli crociferi di Grottaglie

La Passione di Gesù è il più grande dramma d’amore.
Cristo non poteva fare di più per dimostrarci quanto ci ama.

Per questo il cammino della Croce è invito alla preghiera, alla gratitudine; è scuola di misericordia, di umiltà, di carità.

Insieme a Maria, la Madre che ha vissuto tutta la Passione del Figlio,ripercorriamo la Via della Croce che ci offrirà un rigoroso confronto di vita e ci indurrà a intraprendere un cammino di conversione.

lunedì 4 aprile 2011

Grazie Signore

Grazie Signore, per le piccole gioie: quelle grandi sono troppo care! Grazie per il sole che bussa alla mia finestra; per un sorriso ricevuto; per una parola di speranza; per un momento solo di benessere e di pace! Grazie per questi piccoli doni che mi aiutano a sopportare le ore più difficili. Se li mettessi insieme, forse troverei un modo nuovo per capire la vita. Grazie per queste piccole gioie che mi fanno intravedere l'altra faccia delle cose: nella sofferenza c'è anche l'amore; nel travaglio c'è vita; nelle tenebre si scopre la fede. Niente è completamente nero in questo mondo indurito. Con queste piccole gioie posso prepararmi alla gioia perfetta per cui mi hai fatto: posso credere nel tuo Regno!
Anonimo

domenica 20 marzo 2011

Una preghiera per l'umore

"Signore,
sono ancora un ramoscello sottile
e a volte il vento mi piega.
Ma voglio crescere, crescere bene.
Prenditi cura di me.
Fammi pianta diritta e robusta
perchè anch'io dia frutto
al sopraggiungere della mia stagione".

lunedì 14 marzo 2011

San Giuseppe, secondo il Nuovo Testamento, è lo sposo di Maria e molte confessioni cristiane lo ritengono il padre putativo di Gesù. È venerato come santo dalla Chiesa cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Il nome Giuseppe è la versione italiana dell'ebraico Yosef, attraverso il latino Ioseph.
Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente chiamati Sacra famiglia.
Padre putativoI Vangeli e la dottrina cristiana affermano che il vero padre di Gesù fu Dio stesso: Maria lo concepì miracolosamente senza aver avuto rapporti sessuali con alcuno, per intervento dello Spirito Santo. Giuseppe, messo al corrente di quanto era accaduto da una visione avuta in sogno, accettò di sposarla e di riconoscere legalmente Gesù come proprio figlio. Perciò la tradizione lo chiama padre putativo di Gesù (dal latino puto, "credo"), cioè colui "che era creduto" suo padre (sulla scorta di Lc3,23)


(Tratto dalla Wikipedia)

domenica 6 marzo 2011

La leggenda dell'amore

C'era una volta l'amore...

L'amore abitava in una casa pavimentata di stelle e adornata di sole.
Un giorno l'amore pensò ad una casa più bella. Che strana idea quella dell'amore!
E fece la Terra, e sulla Terra, ecco, fece la carne, e nella carne ispirò la vita e nella vita impresse l'immagine della sua somiglianza. E la chiamò uomo!
E dentro l'uomo, nel suo cuore, l'amore costruì la sua casa: piccola, ma palpitante, inquieta, insoddisfatta come l'amore.
E l'amore andò ad abitare nel cuore dell'uomo e ci entrò tutto là dentro, perchè il cuore dell'uomo è fatto d'infinito.
Ma un giorno... l'uomo ebbe invidia dell'amore. Voleva impossessarsi della casa dell'amore, la voleva solo e tutta per sè, voleva per se la felicità dell'amore, come se l'amore potesse vivere da solo.
E l'amore fu scacciato dal cuore dell'uomo.
L'uomo allora cominciò a riempire il suo cuore, lo riempì, lo riempì di tutte le ricchezze della Terra, ma era ancora vuoto.
L'uomo, triste, si procurò il cibo col sudore della sua fronte, ma era sempre affamato, e restava con il cuore terribilmente vuoto.
Un giorno l'uomo decise di condividere il suo cuore con le creature della Terra.
L'amore venne a saperlo...
Si rivesti di carne e venne anche Lui a ricevere il cuore dell'uomo.
Ma l'uomo riconobbe l'amore e lo inchiodò sualla croce.
E continuò a sudare per procurarsi il cibo.
L'amore allora ebbe un'idea:
Si rivestì di cibo, si travestì di pane e attese silenzioso.
Quando l'uomo affamato, lo mangiò, l'amore ritornò nella sua casa, nel cuore dell'uomo. E il cuore dell'uomo fu riempito di vita, perchè la vita è amore.
Un poeta brasiliano